MALESIA: Kuala Lumpur e isole Perhentian - settembre 2009


Informazioni

 

La Malesia Peninsulare non necessita di particolari precauzioni dal punto di vista sanitario, se non le regole base legate al consumo di cibi solo cotti e acqua in bottiglia. Diverso invece è il discorso se ci si avventura in zone meno turistiche come il Borneo, ma non è questo il caso.

 

Settembre, ma più in generale tutti i nostri mesi estivi, rientra nel periodo dei monsoni. Noi siamo stati fortunati e abbiamo potuto godere di un clima discreto, nonostante spesso il sole fosse pallido. Le piogge sono perlopiù concentrate nelle ore serali.

 

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L’attesa fino a settembre è stata lunga, ma finalmente eccoci in partenza per il mio primo vero viaggio zaino in spalla: la Malesia.

Avendo a disposizione due sole settimane, abbiamo voluto prediligere il mare e così dedicheremo un giorno a Kuala Lumpur e il resto del tempo alle isole Perhentian.

Dall’Italia abbiamo prenotato solo l’hotel a Kuala Lumpur, la sistemazione sulle isole preferiamo sceglierla in loco in modo da vedere di persona le varie strutture, dato il basso livello di cui avevamo letto su internet.

Abbiamo volato con Air Asia da Londra a Kuala Lumpur per soli 480€ grazie ad una tariffa promozionale, prenotando con 4 mesi di anticipo.

 

Dopo 14 ore di volo atterriamo, si aprono i portelloni e la Malesia ci accoglie con 30° gradi e il 90% di umidità. Raggiungiamo in autobus la capitale e il nostro hotel, il Swiss Garden Hotel, di buon livello.

Abbiamo a disposizione un solo giorno a Kuala Lumpur e cerchiamo di vedere il più possibile.
 

Non ero mai stata in una città asiatica e sono rimasta colpita dal caos, dalle luci, dal traffico e dal pullulare della vita che sembra non fermarsi mai, ma soprattutto dal contrasto tra modernità e tradizione che convivono pacificamente. Lussuosi grattacieli sono stati costruiti accanto a fatiscenti condomini e la zona del Golden Triangle, del lusso e del benessere, non si trova poi tanto lontana dal dismesso quartiere di China Town.

 

Andiamo subito a vedere le famose Petronas Towers, le torri gemelle più alte al mondo, spettacolari, immense, ci si sente delle formichine minuscole al loro cospetto; facciamo un giro nel centro commerciale sotto alle torri, 6 piani di negozi tra cui le boutiques delle griffes più famose e ristoranti di ogni paese.

Merita anche una visita l’acquario con 5000 esemplari marini; molto suggestivo il passaggio nel tunnel con squali, tartarughe, mante e razze che ci nuotano sopra alla testa.

 

Ma ciò che più mi è piaciuto di Kuala Lumpur è il quartiere di China Town con il mercato diurno e notturno di Petaling Street; decine di bancarelle tutte ammassate una sull’altra, il regno del falso e dell’imitazione: borse, cinture, scarpe, t-shirts, cianfrusaglie e nelle vie laterali il mercato della carne e del pesce.

Descrizione immagine

Non è stato facile resistere all’odore di marcio di quel posto, polli in vendita vivi e morti, carne abbandonata sui banconi senza frigorifero nonostante i 30°.

 

Il giorno seguente ci spostiamo alle isole Perhentian tramite un volo interno della Air Asia, da Kuala Lumpur a Kota Bharu; un’ora di taxi da Kota Bharu a Kuala Besut, il porto di partenza per le isole e 30 minuti di taxi boat prenotato sul momento da Kuala Besut a Pulau Perhentian Kecil.

Ha finalmente inizio il nostro soggiorno al mare!

Abbiamo trascorso 3 giorni a Perhentian Kecil (l’isola piccola) e i restanti giorni a Perhentian Besar (l’isola grande).

Descrizione immagine

KECIL

Il taxi boat ci scarica a Long Beach, una lunga spiaggia di sabbia bianca, con le sue colorate barchette ancorate a riva e la giungla a due passi dal mare verde e trasparente.

Non avendo effettuato alcuna prenotazione iniziamo a girare per i vari chalets e abbiamo subito conferma del basso livello delle strutture; si tratta di semplici capanne in legno con un microscopico letto all’interno e quasi nessun altro elemento d'arredo.

Alcuni bungalows hanno la corrente elettrica e l’acqua calda solo la sera e il bagno è davvero troppo spartano.

 

Un enorme ragno nero uscito dal letto ci convince ad abbandonare la nostra idea di risparmio, per indirizzarci verso il Bubu Long Beach Resort, l’unica struttura a Kecil di buon livello.

Una buona scelta, sia per la struttura che per il ristorante dove cucinano un’ottima pasta; tutte le sere ceniamo in spiaggia, a lume di candela, scegliendo il pesce che viene cotto al momento sul barbeque.

 

Abbiamo trascorso i primi giorni nell’ozio più totale, tra un bagno nella laguna e una passeggiata sulla spiaggia.

Ci sono altre spiagge tutto intorno all’isola, ma si possono raggiungere solo via mare con i taxi boats; ritengo che Long Beach sia il posto più caratteristico per soggiornare a Kecil e l’unico con un minimo di vita notturna in quanto ci sono dei localini dove trascorrere la serata a sorseggiare un cocktail seduti sulla sabbia.

Ogni struttura presente sull’isola ha il suo centro diving che propone anche escursioni di snorkeling.

Dopo 3 giorni ci spostiamo a Besar.

BESAR
A Besar ci sono strutture di diverso livello, dal bassissimo, Mama’s Chalets, Watercolor Chalets, al basso, Abdul’s Chalets, Coral View Island Resort, al medio, Perhentian Island Resort; nessuna struttura di alto livello è presente sull’isola.

Optiamo per il Coral View Island Resort, resortino molto caratteristico i cui bungalows sono immersi in un bellissimo giardino tropicale, alcuni abbarbicati sulle rocce al confine con la giungla, altri - come il nostro - si affacciano sulla spiaggia, sono molto spaziosi e arredati in tipico stile malese. Il bagno è sempre troppo spartano e con un po’ di muffa sulle pareti e la pulizia lascia a desiderare, ma la bellezza del paesaggio circostante è ciò che conta.

 

La giungla, immensa e silenziosa, sta alla nostre spalle e ospita una miriade di abitanti: le scimmiette che ogni sera vengono a curiosare sugli alberi proprio sopra ai bungalows portandosi dietro l’intera famiglia e un adorabile cucciolo dal pelo arancione. Il gigante scoiattolo volante, strano incrocio tra uno scoiattolo e un pipistrello. Un pitone di 10 cm di circonferenza che ha pensato bene di abbandonare per un giorno la sua giungla per venire a farci visita (a fine giornata per fortuna lo hanno riportato a casa sua).

Descrizione immagine

Il serpentello verde occhio giallo che se ne sta mimetizzato sulle palme in spiaggia. Ma soprattutto i varani, veri e propri lucertoloni. Bisogna inoltre abituarsi alla vista di topini e toponi che scorrazzano avanti e indietro per il villaggio.
Insomma, non c’è davvero da annoiarsi!

 

Ma la parte più bella e incantevole di quest’isola si trova sott’acqua; facciamo due escursioni di snorkeling prenotandole direttamente dai ragazzi dei taxi boats e trascorriamo dei momenti indimenticabili.

Siamo stati all’isola di Rawa, dove ci sono coralli bellissimi, veri e propri giardini sottomarini e intere famiglie dei miei adorati nemo, i buffi pesci pagliaccio; non credevo di riuscire a vederne tanti tutti insieme, entrano ed escono dalle loro casette-anemone e sono molto incuriositi dagli snorkelisti, ti vengono incontro ma un attimo dopo spariscono tra i tentacoli dell’anemone, sarei rimasta ore a guardarli.

Descrizione immagine

Un altro sito che ci è piaciuto molto è il Lighthouse, un faro in mare aperto; tuffarsi dalla barca in quel punto fa un po’ paura, ma appena abbiamo messo la testa sott’acqua si è aperto un mondo di colori, dal giallo, al fuxia, al verde. Conchiglioni enormi, ancora nemo e tantissimi anemoni, pesci rasoio e sergente, balestra titano e infine uno squalo; non il solito squaletto di barriera, uno bello panciuto e nuotava dritto verso di noi, quando ci ha visti però, come è venuto per fortuna se n’è andato.

Rientrando a Besar scoviamo una tartaruga marina gigante che bruca le alghe sul fondale e non resistiamo alla tentazione di nuotarle accanto, viene voglia di attaccarsi al suo guscio e lasciarsi trascinare negli abissi.

 

Ma per fare snorkeling non è necessario allontanarsi così tanto, l’house reef è ricco di pesci e coralli e si trova proprio di fronte al Coral View, a pochi metri da riva.

 

Consiglio anche la gita a Turtle Beach, a 5 minuti di barca (si arriva anche in canoa) dal Coral View; questa spiaggia è senza dubbio la più bella dell’isola, sabbia bianchissima, acqua azzurro-verde, la giungla a pochi passi dal mare e se si è fortunati è deserta, quel pomeriggio eravamo solo io ed Enri.

Dopo due notti passate al Coral View Island Resort, l’odore di muffa e di fogna che proviene dal bagno ci ha convinti a spostarci al Perhentian Island Resort, dove abbiamo trascorso le restanti 8 notti.
Il PIR è una struttura molto curata, con piscina, giardino di palme e stagno con annessi i varani che girano indisturbati in mezzo ai bungalows.

Noi abbiamo optato per un bungalow fronte spiaggia, molto bello, in legno e finalmente con un buon profumo di pulito e un bagno in stile occidentale.

Questo resort è pieno di italiani, a differenza degli altri in cui siamo stati, ma non è comunque il classico villaggio turistico con l’animazione e la quiete regna sovrana anche qui.

 

Nella nostra seconda settimana di vacanza ci siamo decisi a provare l’emozione di una vera e propria immersione; così abbiamo fatto il Padi Discovery Scuba Diving, l’introduzione alla subacquea con battesimo del mare.

 

Dopo una spiegazione teorica ci hanno portati a 2 metri di profondità per fare i vari esercizi, svuotamento maschera, passaggio dell’erogatore e - dato che ci siamo sentiti fin da subito a nostro agio - abbiamo fatto una piccola immersione sull’house reef.

E’ stato davvero bello vedere i coralli da una prospettiva differente rispetto allo snorkeling, dove ci nuoti sopra; siamo scesi a 9 metri (non male per essere la nostra prima immersione!) ed è stato molto emozionante pinneggiare sul fondale con queste montagne di coralli che ti si innalzano accanto. E’ un po’ strano respirare con l’erogatore e in alcuni momenti si ha un leggero senso di mancanza d’aria, ma è solo questione di abitudine.

Ci è piaciuta così tanto questa esperienza, che decidiamo di fare una seconda immersione dalla barca, anche se siamo un po’ agitati.

Raggiungiamo il sito insieme ad altri sub molto esperti per fortuna, così la guida è tutta per noi. E’ stato divertente entrare in acqua facendo la capriola all’indietro dal bordo della barca e nel giro di pochi minuti - “Ready??? Go!” - sgonfiamo il GAV e iniziamo a precipitare nel blu. Scendiamo a 5 metri e pinneggiando arriviamo a 12.

 

Abbondante la fauna marina anche in questa immersione: trigoni giganti nelle grotte, razzette maculate, micro gamberetti, pesci pappagallo, balestra titano e un pesce pipistrello che viene a boccheggiare davanti alla mia maschera.

Che silenzio assoluto in fondo al mare, anche se ci sono altri sub mi sembra di essere da sola in compagnia della miriade di bolle che fuoriescono di continuo dall’erogatore; trascorriamo una mezz’ora stupenda e risaliamo in superficie euforici e convinti più che mai a prendere il brevetto Open Water la prossima vacanza.

 

Naturalmente i giorni sono volati e il momento della partenza arriva inesorabile; per l’ennesima volta ci tocca abbandonare il paradiso. Quando il taxi boat viene a prenderci cerchiamo di imprimere nella mente le immagini di quelle spiagge incantate, del mare cristallino e di quella natura così prorompente.

Descrizione immagine

Il rientro è stato lungo e malinconico: dopo il taxi boat, il taxi per l’aeroporto di Kota Bharu, il volo interno Air Asia per Kuala Lumpur; il giorno seguente una lunga attesa in aeroporto, poi un enorme airbus A340 della Air Asia che in 13 lunghe ore ci porta a Londra e infine, dopo altre 7 ore di attesa, un volo Ryan Air ci conduce a casa, a Torino.

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